lunedì 19 marzo 2012

Quarantacinque casi di immigrazione clandestina: animali e piante che si sono stabiliti di nascosto nel nostro paese come nel resto del mondo. Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno di Marco Di Domenico, è un libro curioso, interessante e ben illustrato che presenta quelle specie animali o vegetali «clandestine», quelle cioè che hanno colonizzato habitat naturali differenti da quelli di origine.
Titolo: Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno
Genere: Scienze della Vita
Autore: Marco Di Domenico
Editore: Bollati Boringhieri
Anno: 2008
Collana: Nuova cultura
Informazioni: pg. 208
Codice EAN: 9788833919454



Il nostro prezzo: € 16,00

IL LIBRO - Attraverso quarantacinque brevi ritratti, il libro presenta altrettante specie animali o vegetali «clandestine», che hanno colonizzato habitat naturali differenti da quelli di origine. Organismi grandi e piccoli, acquatici e terrestri, animali e vegetali, protisti e virus. Alcuni, come il gatto, la volpe, il coniglio, la capra domestica, il cervo, la carpa e il pino marittimo, sono noti a tutti; molti altri appartengono a faune e flore a noi lontane e sconosciute.

Tutti hanno in comune storie di invasioni, più o meno drammatiche, hanno inventato fantasiosi sistemi di dispersione, sono stati protagonisti involontari di introduzioni azzardate da parte dell’uomo. Tutti in ogni caso sono arrivati lontano o lontanissimo, hanno stravolto gli ecosistemi che hanno trovato, quasi sempre colmando «vuoti ecologici», sostituendosi alle specie locali e riproducendosi con ritmi infinitamente più alti di quelli che avevano nei luoghi di origine.
Caso emblematico è quello dell’introduzione nel lago Vittoria, in Africa, di giovani esemplari di perca del Nilo: questo gesto ha causato l’estinzione di centinaia di specie di pesci e una irreversibile catastrofe ambientale, ha stravolto per sempre il più grande ecosistema d’acqua dolce del mondo e la vita di intere popolazioni umane, che basavano la propria economia sulla pesca.
 

COSA è UN GIARDINO?

Che cosa sia un giardino non è semplice a dirsi: incominciamo col dire che l'umanità è nata in un giardino.
Il giardino ha a che fare con gli immaginari, con i sogni dell'uomo: è il microcosmo ed è il macrocosmo. È quindi arte, e l'arte è la domenica della vita.
Il giardino è sin dalle origini dell'uomo uno spazio sacro.
Il giardino è la presenza degli animali: tutti i piccoli esseri della terra e del cielo.
Il giardino è il luogo dove gli antichi vivevano: luogo di feste, di contemplazione, di trasformazione, luogo degli incontri, luogo dove dilettarsi di colori, di profumi e delle forme della natura, un luogo dove rinfrancare il corpo, l'anima e lo spirito, luogo di benessere.
Il giardino è suono: suono dell'acqua, del vento, delle foglie.
Il giardino è il grande simbolo del cosmo perché è un sistema di relazioni armoniche tra terra, piante, acqua, aria, luce, tra elementi della natura ed elementi estetici.
I bambini vivono tutto questo, lo sentono, lo percepiscono, lo fanno proprio, lo sperimentano, si sentono bene, in armonia, perché entrano in rapporto con la natura o meglio un rapporto di appartenenza alla natura.
I bambini lavorando in giardino con la terra, con i sassi, piantando semi o bulbi, potando e prendendosi cura delle piccole piante, vivono nella forma, vivono all'interno delle forze della natura (crescita, espansione, contrazione, morte, ecc), vivono nel ritmo attraverso gli antichi movimenti ripetitivi come il potare, il vangare, il falciare e attraverso la concezione ciclica del tempo come il passaggio delle stagioni. Sperimentano in prima persona le polari sensazioni di forza e delicatezza: quanta forza nel vangare e quanta delicatezza nel piantare un bulbo o una piccola piantina. Vivono immersi nei quattro elementi della natura: luce/aria, acqua, terra e fuoco/calore e nei quattro regni della natura.
Il giardino è anche gioco e attraverso l'attività ludica avviene l'apprendimento e la socializzazione. Grazie all'attività del giardinaggio il bambino prende coscienza, delicatamente, del concetto di responsabilità, perché il lavoro in giardino costituisce un impegno in prima persona il cui frutto, a tempo debito, appare come un miracolo meraviglioso ai suoi occhi increduli.
Il "giardino terapeutico" è un valido aiuto per favorire il recupero dell'equilibrio psicofisico e per la riabilitazione e il reinserimento sociale in molti casi da traumi o disabilità delle più diverse origini.
Tutto questo conferma ciò che si conosceva da sempre: la grande vis medicatrix di Madre Natura, forza benefica ed insostituibile che da millenni ci accompagna nel nostro quotidiano .
(DA SCUOLA STEINERIANA MILANO)

ORTIAPPESI


The black thin pipe is the automatic drop watering system. It makes it even easier!


Instructions:

venerdì 16 marzo 2012

MIRACOLO SUL TERRAZZO

ORTO DA BALCONE..... RICICLO!!!!
http://www.youtube.com/watch?v=-uDbjZ9roEQ

l'ortodimichelle: L'insalata nella grondaia

l'ortodimichelle: L'insalata nella grondaia: Grondaie (magari di riciclo), terriccio, filo d'acciaio, piante di ortaggi e fiori. Sono gli elementi indispensabili per poter creare quest...

i giardini di MANHATTAN



I giardini di Manhattan. Storie di guerrilla gardens

I giardini di Manhattan. Storie di guerrilla gardens


di Michela Pasquali


  • Prezzo: € 18.00
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Descrizione

Il processo di creazione che ha dato vita a ciascuno di questi giardini
non costituisce un'esperienza a sé e non è, in nessun caso, oggetto di mestiere; 
rientra invece tra le tante espressioni della quotidianità, come il modo di vestirsi, di parlare, di cucinare.
Nei giardini, come nelle manifestazioni della vita di tutti i giorni, 
agisce infatti un medesimo tipo di rappresentazione, 
in cui un individuo si trova al centro di uno spazio,
che costruisce e sviluppa come estensione della sua vita privata. 
Ogni giardino diventa il luogo possibile nel quale dare corpo a interpretazioni personali, 
al gusto del caos, alla follia di assemblaggi dettati da affetti, tradizioni, culti e credenze.
Esso tende a configurarsi come territorio-possedimento, dove i segni dell'appropriazione fisica e simbolica
 si identificano con la disposizione di piante e fiori, con la scelta e la collocazione di oggetti. 
Questi elementi si compongono in sistemi originali, connotando spazi addomesticati 
che rivelano la mano e la proprietà del giardiniere. 
Così Michela Pasquali descrive i numerosi giardini nati nelle aree abbandonate di Loisaida, 
un piccolo quartiere di Manhattan, 
nato alla fine dell'Ottocento per accogliere le grandi ondate di immigrati.
 Il libro ne racconta le origini, lo sviluppo, l'evoluzione nel corso di ormai più di trent'anni.
Creati grazie all'iniziativa della comunità locale a partire dagli anni settanta, 
sono uno dei casi più interessanti di un inedito e patrimonio di verde urbano nascosto.

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Che Orlando 2018 abbia inizio!

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