mercoledì 14 novembre 2012

Ballata delle donne

Ballata delle donne.

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
 
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
 
 
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
 
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
 
Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Edoardo Sanguineti
Ballata delle donne.

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
...
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.


Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Edoardo Sanguineti

lunedì 12 novembre 2012

tipi


DIRE LA MORTE

Bibliografia non casuale di un tema davvero importante di cui parlare ai nostri figli...
E' difficile per una adulto metabolizzare la morte di un caro, è forse altrettanto difficile parlarne a un figlio, specialmente quando è molto piccolo.  

 
Cosa può arrivare a un bambino? 
Come spiegare cosa è successo e che quella persona cara non sarà più fisicamente tra noi senza spaventare o investire dei propri sentimenti?



Il primo libro è Mi manchi tanto di H. Fitzgerald edizioni La Meridiana, un libro rivolto ai genitori, ma che parla di bambini, un libro che tratta un tema ostico, difficile, doloroso, che molti genitori (me compresa per lungo tempo) tendono ad eludere, per risparmiare afflizione ai propri cuccioli, infondo come si fa a trovare le parole per spiegare ai propri figli che anche loro moriranno un giorno, così come sono nati?
Mentre altri genitori al contrario tentano di edulcorare con spiegazioni che faticano a convincere loro stessi, ma che sono una grande mancanza di rispetto per i bambini e la loro profondissima intelligenza e sensibilità.
Ma allora come possiamo affrontare questo argomento con i nostri bambini?Semplicemente parlandone con loro in modo onesto e chiaro, come spiega l’autrice di questo libro prendendo le mosse dalla sua personale esperienza, quella di una giovane donna rimasta vedova, di un marito divorato dal cancro, con quattro bambini piccoli da crescere. Spiegando loro che l’esistenza umana, al pari di qualsiasi altra forma di vita, è destinata ad avere una conclusione, così come un inizio, nella consapevolezza che il silenzio, ed ancor più le bugie, possono creare traumi irreversibili, e che spiegando ai bambini con onestà e chiarezza che la morte rappresenta la naturale conclusione del ciclo vitale, di un cammino che tutti percorriamo, i bambini sono in grado di accettare anche un’esperienza così sconvolgente.
Noi genitori, mossi dalle migliori intenzioni, e concentrati nel dolore immenso che la perdita di una persona a noi cara può infliggerci, spesso escludiamo i nostri bambini, non permettendo loro di vivere, e piangere a loro volta per la sofferenza provata. L’elaborazione di un lutto, è necessaria al bambino non meno di quanto lo sia all’adulto, ignorarlo significa trascurare una necessità del piccolo, che come ogni altro bisogno insoddisfatto, può sfociare in comportamenti difficili o preoccupanti chiusure, e accompagnare il bambino per il resto della sua esistenza.
Il libro spiega come avvicinare i bambini alla morte ed alla sua ineluttabilità, in modo adeguato alla loro età, insegna ad osservare le loro reazioni, e ad affrontare la realtà della morte, senza tacere, perchè se non lo faremo ci saranno molti altri segnali a tradire la realtà dell’accaduto, invitandoli a partecipare al funerale, ed alle visite al cimitero, senza però forzarli mai.
Descrive inoltre le più frequenti reazioni dei bambini, e quali siano le idee che ne hanno in relazione alla loro età.
Il libro insegna inoltre, come fronteggiare i modi più disparati in cui il piccolo può reagire al lutto, analizzando un ventaglio di emozioni quali rabbia, paura, rifiuto e sensi di colpa, le stesse che accompagnano il lutto di un adulto.
Rispondendo alle loro domande, soddisfacendo le loro curiosità, senza sfuggire alla realtà dei fatti, non risparmieremo loro di fare esperienza della perdita, e del dolore che l’accompagna, per quanto inaccettabile possa per noi genitori vedere i nostri figli soffrire, ma saremo con loro, non li lasceremo soli.
Per concludere, ecco invece alcune indicazioni bibliografiche che riguardano i libri da leggere con i bambini, per prepararli ed avvicinarli ad un’esperienza da cui non li potremo proteggere per sempre:
  • Mio nonno era un ciliegio” Nanetti, Einaudi Ragazzi: Scritto da un’autrice pluripremiata. La storia adatta ai ragazzini un po’ grandicelli, racconta i ricordi d’infanzia del giovane protagonista  ed il rapporto speciale che lo lega ai suoi nonni preferiti ed un po’ anticonformisti, ma proprio per questo tanto amati. In questo libro vengono toccati tanti temi importanti, non solo la morte e la vita, ma anche il rapporto generazionale, l’amore per la natura, un libro che fa commuovere ma anche  sorridere. Un libro che affronta anche il tema dell’invecchiamento e della perdita dell’efficienza fisica, visti con gli occhi del bambino, un libro in cui il piccolo intreccia con il nonno un legame di forte complicità, trovando nel vecchio e saggio di famiglia, quel caldo rifugio che spesso i genitori indaffarati e frettolosi gli fanno mancare.Tuttavia, il vecchio ed imponente ciliegio, identifica perfettamente la figura del nonno, anche quando egli viene a mancare, ed in esso il bimbo ritrova quelle radici, e quel progredire della vita che gli infondono coraggio. Bellissimo.
  • Quanto dura una vita?” Rice, Edizioni Il Punto d’Incontro: i bambini hanno molte domande da porci, prima fra tutte che cosa sia la vita e quanto duri; questo libro, con semplicità, spiega come la vita di ogni essere vivente, dagli insetti alle piante alle galassie, dalla più breve alla più lunga, abbiano ciascuna un senso, una lezione da impartirci e meriti di essere vissuta .
  • Nonno Orso” Ancilotto, Edizioni il Punto d’Incontro: una favola per i più piccini, per insegnare loro a perdonare ed amare le piccole debolezze degli anziani, ed avvicinarli all’idea, che un giorno si allontaneranno da noi.
  •  
  • Il mondo luminoso” Shomei Yoh, Edizioni il Punto d’Incontro: una meraviglia di colori e poesia, per questo bellissimo libro, che con la sua straordinaria delicatezza aiuta a vedere l’altra faccia della morte, quella che ci porta a vivere con maggiore pienezza il presente, ad apprezzarne la bellezza e la gioia.
  • Soledad e la nonna / una storia scritta e illustrata da Birte Muller ; traduzione di Barbara Ponti. - Nord-Sud, 2004. 
    La nonna di Soledad è morta e la bambina è molto triste. Mamma e papà le spiegano che l’anima non muore mai e, nel giorno di Ognissanti, tutte le anime tornano sulla terra per far visita ai loro cari. Quel giorno, gli abitanti del villaggio preparano una grande festa. E Soledad si consola: le sembra che la nonna sia di nuovo lì, accanto a lei.
     

domenica 11 novembre 2012

Fedora o del Baratto


  • Bergamo, CSC Borgo Palazzo

  • FEDORA o del Baratto
    serata del baratto di oggetti e maestrie
    Venerdì 16 Novembre h.21.00 | CSC Borgo Palazzo

    Evento promosso dall’associazione Ovali Mancati www.ovali.it
    ...

    Ideato da: RespiroCobalto
    Con: Little Jhon e Clara Luiselli
    Alla chitarra: Stefano Luiselli

    “Nella mappa del tuo impero, o grande Kan, devono trovar posto sia la grande Fedora di pietra sia le piccole Fedore nelle sfere di vetro.
    Non per ché tutte ugualmente reali, ma perché tutte solo presunte”
    Le città invisibili, I. Calvino

    Tema della serata è il baratto, lo scambio; entrano in gioco oggetti e maestrie; le persone si relazionano tra loro, scelgono e offrono, concludono scambi, lasciano i loro oggetti tra le mani di qualcun altro, tornano alle loro case con nuovi oggetti che hanno desiderato o con un tempo promesso nello scambio, dove qualcuno mette a disposizione una propria abilità della quale potrà fruirne chi l'avrà barattata. Non solo oggetti dunque.
    Ad annunciare l'inizio degli scambi, un musicista e due performer interpretano alcune letture, portando il pubblico in una dimensione in bilico tra leggerezza e riflessione.
    L'arrivo di una bicicletta ed un piccolo rimorchio introduce il baratto poetico BagattoBaratto, (http//bagatto-baratto.blogspot.com/)


    CHI DESIDERA PARTECIPARE AL BARATTO PUò RISERVARE LA PROPRIA POSTAZIONE SCRIVENDO A
    respirocobalto@gmail.com

    Non hai mai barattato?

    E’ molto semplice e divertente prepararsi alla serata Fedora, dove si crea una “piazza del baratto”:

    1. Osserva un po’ di tempo prima gli oggetti che hai in casa riposti da tempo in qualche cassetto o armadio, quasi dimenticati; guarda in cantina, in solaio e fai la stessa cosa

    2. Questi oggetti che per te non hanno più significato possono diventare utili a qualcun altro, quindi, mettili tutti in una scatola o più scatole, anche se sono vecchi e usati!

    3. Pensa alle tue abilità, a qualcosa che sai fare bene e mettilo in gioco; crea dei bigliettini dove offri una tua azione. Per esempio potresti essere un bravissimo ballerino e offrire una lezione di danza oppure potresti essere un ottimo cuoco, uno scrittore di fiabe, un massaggiatore, un personal trainer, un muratore, un fabbro… insomma, qualunque cosa!

    4. Presentati alla serata Fedora con i tuoi oggetti e le tue abilità, preparale sul tuo banchetto e…

    … buon baratto!


    Per info: CSC BORGO PALAZZO
    Via Borgo Palazzo, 25-24125 Bergamo
    Tel. 035238046 - E-mail: cscpalazzo@comune.bg.it
    Orari: Lun-Mer-Gio 14,30/18,30 – Mar-Ven 8,30/12,30

sabato 10 novembre 2012

venerdì 9 novembre 2012

domenica 4 novembre 2012

Abitare


Non si può essere al mondo senza abitare. Si abita non meno di quanto si sia. L’abitare rappresenta una delle relazioni fondamentali che gli uomini intrattengono con il mondo e il mondo con gli uomini. Troppo spesso lo si è dimenticato. È bene allora chiederci: che cosa significa abitare?
Ci dice la grammatica che il latino habitare è un verbo frequentativo (o intensivo) di habere (avere). Esso significa, innanzitutto, avere continuamente o ripetutamente. “Abitare” rimanda quindi all’avere con continuità. L’abitante, allora, “ha” il luogo in cui abita. Non tanto nel senso che lo possiede o ne ha proprietà, quanto in quello che ne dispone, lo conosce, ne ha confidenza, ne è pratico. L’abitante “ha” la casa in cui abita, Il cittadino “ha” la città di cui è abitante. Ogni abitante del nostro pianeta (e non solo il nomade assoluto che non abita mai nello stesso luogo) “ha” il mondo.
Ora, ne siamo davvero consapevoli? E soprattutto: ne siamo responsabili? O piuttosto: siamo consapevoli di esserne responsabili? Siamo in grado di avere, di abitare una tale responsabilità? Guardando le nostre città, i nostri villaggi, guardando il nostro mondo, guardando, pur con occhi di comprensione, il nostro pensiero, non si direbbe.
Vi è poi un altro significato concreto che l’abitare possiede. Abitare significa – già Heidegger lo aveva ricordato – costruire. L’essere al mondo come abitare significa quindi costruire un mondo. La costruzione di un mondo è sempre, tuttavia, ricostruzione del mondo già dato. Il mondo già dato che ci circonda e ci attraversa – preesistente all’abitare – è la natura, l’ambiente naturale. L’abitare come costruzione può tuttavia facilmente trasformarsi – e si è senz’altro trasformato – in distruzione del mondo naturale. L’abitare si colloca sempre in questo equilibrio precario tra costruzione-ricostruzione-distruzione. Anche qui dovremmo chiederci: ne siamo consapevoli? Possiamo abitare, costruire, senza distruggere?
Un altro elemento, infine, non possiamo non rilevare nell’introdurre con qualche nota di pensiero il tema di quest’edizione di “Spazi del contemporaneo”. Se abitare è costruire, l’abitare, allora, è sempre qualcosa di artificiale. Per quanto naturali siano i materiali con cui si costruisce l’abitare, per quanto l’abitazione sia inevitabilmente inserita nel mondo naturale (e ne dipenda), essa è sempre un artefatto. E se è un artefatto, ha a che fare con l’arte. Non vi è mai una pura funzionalità (sia pure quella semplice ed elementare dell’abitare) che manchi di un elemento estetico. Non vi è artefatto che non svolga una qualche funzione estetica. Esso infatti – si tratti di grandi volumi o di dettagli – è oggetto di visione, appare al nostro sguardo. Siamo allora di fronte ad un altro equilibrio precario: quello tra funzionalità abitativa (in un senso ampio) e funzionalità estetica. Nel pensare, progettare, guardare i nostri conglomerati abitativi non dovremmo mai dimenticarlo. È una delle domande che non si mancherà di porre in questi giorni di festa del pensiero: quanto spesso lo dimentichiamo? Come possiamo non dimenticarlo?
Non possiamo non abitare, si diceva. Ma possiamo abitare senza sapere ciò che l’abitare comporta. Vogliamo dare un piccolo contributo, provocando come sempre il pensiero, affinché ciò non accada.

La vita è meravigliosa! - Jacopo Fo - Il Fatto Quotidiano

La vita è meravigliosa! - Jacopo Fo - Il Fatto Quotidiano

giovedì 1 novembre 2012

L'insalata era nell'orto

 Per bambini curiosi, genitori (nonni, fratelli...) volenterosi e insegnanti entusiasti un prezioso manuale che insegna passo passo la cura, la preparazione e la manutenzione di un orto. E per diventare dei perfetti ortolani in erba non serve un grande spazio: basta anche un pezzo molto piccolo di terra, o qualche vaso sul balcone: quello che non deve mancare sono l'amore e l'attenzione. E in fondo al libro, tante gustose ricette per portare in tavola il proprio raccolto! Età di lettura: da 7 anni.

http://www.ibs.it/code/9788862560009/nicoletti-nadia/insalata-era-nell.html

Che Orlando 2018 abbia inizio!

Vi aspettiamo da stasera al Festival Orlando 2018 con uno spazio dedicato ad Altrestoriepossibili. Libri, immagini, suoni e colori di un...